L'accusa è di avere rubato 50 milioni di profili da Facebook e di avere usato queste informazioni riservate per influenzare elezioni dall'America all'Europa, da Trump alla Brexit e oltre. Sul banco degli imputati c'è Cambridge Analytica, la società inglese di analisi di "big data" che da qualche anno ha ottenuto un'attenzione spropositata: c'è chi la ritiene il Grande Fratello orwelliano in grado di controllare il mondo e chi la paragona a fenomeni anticipati dalla fiction televisiva House of cards, in cui il presidente degli Stati Uniti raccoglie voti manipolando gli elettori con una propaganda personalizzata a base di illeciti programmi di software.

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I dati degli utenti consegnati al governo. Succede in Cina dove Apple ha dato un primo ok al governo di cedere messaggi, email, foto, dati personali degli utenti cinesi custoditi nel cloud senza chiedere l’autorizzazione agli Stati Uniti. L’azienda di Cupertino si piega alle necessità di mercato e il prossimo 28 febbraio consegnerà le chiavi d’accesso del servizio iCloud alle autorità della Repubblica Popolare per effetto delle leggi del paese.

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I campioni di Dna, raccolti nel 2000 per studiare il segreto della longevità degli ogliastrini, erano stati sottratti nell’agosto 2016 dal Parco Genos di Perdasdefogu (circa 14mila provette sulle 230mila conservate nel Parco, appartenenti a oltre 11mila persone). Le provette erano state ritrovate un mese dopo all’ospedale San Giovanni Di Dio di Cagliari. Al vaglio le posizioni degli indagati accusati, a vario titolo, di furto aggravato, peculato, abuso d’ufficio falsità materiale commessa da pubblico ufficiale e violazione della privacy.

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Recenti studi parlano di 260.000 app per la salute esistenti a livello mondiale, per un mercato pari a 3,5 mld di dollari e in crescita. Di queste, le app certificate sono circa 26.000, in Italia 15.000.

Parliamo di app con finalità di monitoraggio dello stile di vita e delle abitudini alimentari, per il monitoraggio dell’assunzione di farmaci, la comunicazione col paziente rispetto a prenotazioni ed esiti di esami diagnostici e visite specialistiche ambulatoriali, piuttosto che app legate al mondo del wellness e a supporto delle attività sportive.

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La risposta al quesito sulla possibilità di scambio di informazioni dalle Asl verso le scuole è contenuta in una lettera che l'Autorità ha inviato alla Regione. Che si difende: “Le Asl hanno indicato solo casi ‘da meglio verificare’, che includono i non vaccinati ma anche chi non è registrato all’anagrafe vaccinale o la cui registrazione presenta errori. Così abbiamo evitato all’85% delle famiglie di dovere produrre la documentazione”. La nota del Garante

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